“Se li regalano, ne approfitto per prenderli e venderli”

OLYMPUS DIGITAL CAMERAQualche giorno fa sul “nostro” gruppo Facebook Collezionisti di Tavole Originali, Copertine ed Illustrazioni, è apparso un post che chiedeva notizie su di un evento e sull’eventuale presenza di disegnatori che avrebbero realizzato disegni per gli appassionati.

Ad un certo punto, ecco la frase che mi ha ispirato: “io voglio andare per il mercatino però se fanno disegni dal vivo e li regalano ne approfitto per prenderli e venderli“!

Appena ho letto questa affermazione, devo ammettere che mi sono sentito un po’ irritato. Subito dopo, però, mi sono pentito di aver affrettatamente dato un giudizio negativo (ognuno è libero di pensarla come gli pare, mi sono detto), e l’irritazione su è trasformata in uno stupore divertito per il candore con cui è stata gettata lì, nella piazza pubblica e anche rischiosa, che è Facebook.

Ne ho quindi approfittato per provare a rifletterci su, a darmi qualche spiegazione e ricollegare frammenti della mia esperienza collezionistica con gli sketch dispensati gratuitamente o a pagamento dagli autori nelle fiere.

E a come sono cambiate le cose negli anni.

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Dall’inizio della mia collezione, mi sono concentrato esclusivamente su originali pubblicati. Qualche disegnino alle fiere, magari sul frontespizio di un libro o sulla copertina di un albo, lo avevo avuto e poi anche a volte cercato, ma mai una cosa sistematica.

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Negli anni ho conosciuto collezionisti che della ricerca del “disegnino” hanno fatto un’arte. Dotati di fogli da disegno ad alta grammatura, li lasciano ai disegnatori incontrati alle fiere chiedendo un disegno e così facendo, nel tempo sono riusciti ad accumularne centinaia e in alcuni casi (almeno 2 li conosco e uno so di sicuro che mi legge) addirittura migliaia!

Io no.

Imitando quanto avevo visto alle fiere americane dai collezionisti anglosassoni, ad un certo punto ho comprato uno sketchbook adatto ad accogliere disegni. Mettendomi pazientemente in coda, piano piano ho accumulato anch’io un piccolo tesoro, composto non solo da quanto lasciato sulle pagine, ma soprattutto dal ricordo che ognuna di esse porta sovraimpresso e che mi fa tornare alla memoria ogni volta che le sfoglio. Infatti, essendo diventato sempre più prezioso a mano a mano che si riempiva, non ho mai voluto lasciarlo, ma i disegni che ho ottenuto sono stati realizzati sempre in mia presenza. Questo se da un lato ne ha limitato la quantità ha, dal mio punto di vista, migliorato decisamente la qualità, proprio perché ognuna delle pagine ha registrato un particolare incontro con un disegnatore. E me lo restituisce ogni volta.

A ognuno, il suo, quindi!

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E veniamo ad uno degli argomenti sicuramente controversi: è giusto che i disegnatori facciano pagare il “disegnino” fatto ad una fiera?

Ritorno al mondo statunitense.

Gli americani hanno un rapporto col denaro enormemente più disinvolto di noi italiani. Per loro è molto più “normale” che per noi, trattare di soldi anche tra amici. Un banale episodio che mi è capitato, mi può aiutare a spiegare cosa intendo. Si era a Lucca e un dealer che non è più venuto da anni, mi chiese da fargli da traduttore. Per ringraziarmi disse che mi voleva offrire un caffè, ma siccome trovammo una coda enorme (eravamo ancora al palazzetto) lui disse: “Non ho tempo sufficiente, devo tornare allo stand. Ecco i soldi…” e fece per prendere il portafogli. Io gli feci notare che noi italiani, non lo avremmo mai fatto. Che ci sarebbe stata un’altra occasione. Che il piacere era nel prenderlo insieme questo caffè. Ecco :-)

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E veniamo agli sketch.

Alle fiere USA, già da moltissimi anni, gran parte dei disegni sono fatti a pagamento. Non sempre, ma spesso. E’ lavoro: perché sorprendersi?
Se un disegnatore passa una giornata in fiera lo fa perché lavora: o per promuovere un suo libro, oppure (o anche) per guadagnarsi una giornata. Perché non pagarlo allora?

L’argomento è controverso, lo so.

Un episodio per capire il mio disagio con la cosa. Ad una San Diego di molti anni fa, un amico/dealer (incidentalmente lo stesso del caffè di prima) mi chiese se potevo chiedere a Jerry Robinson (il creatore del Joker) 2 sketch uguali a pagamento, ma dicendo che ero un ammiratore e lo chiedevo per me e per un amico. Era a pagamento, quindi tutto sommato non avrei dovuto avere alcun imbarazzo, eppure il fatto semplicemente di dire che ero un ammiratore da lungo tempo del suo lavoro (che non era vero), mi ha fatto sentire in maniera orribile, come se stessi prendendo in giro un grande vecchio per questioni puramente venali. Allora ero giovane, forse oggi, dato che non c’è niente di cui vergognarsi, avrei meno problemi a dire una piccola (e gradevole per chi l’ascolta) bugia. Ma insomma, allora mi sentii maledettamente a disagio.

Io non ho quasi mai pagato, solo qualche volta 20/30 dollari e in un paio di occasioni ho pagato fino a 50 dollari: ma in questi casi i disegnatori erano proprio dei miti per me. Oggi non avrei problemi a pagare, se le circostanze lo richiedessero. Ovviamente di solito uno sketch a pagamento, non è uno da 30 secondi. Ma quasi sempre il disegnatore è un professionista corretto e sa cosa “vende” di volta in volta.

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Naturalmente le cose sono precipitate quando è arrivata ebay.

Prima di allora, anche se qualcuno gli sketch dopo li vendeva, la cosa non era così evidente. Da quando i disegnatori hanno potuto vedere che un sedicente ammiratore del suo lavoro il giorno dopo metteva in vendita a prezzo salato un disegno ottenuto con “l’inganno”, beh, voi come l’avreste presa?

Da allora negli States è piuttosto raro avere disegni gratis su un semplice foglietto: come dar loro torto? Su uno sketchbook o su un libro la cosa è ancora ottenibile, comunque.

Badate, niente in contrario a chi vende disegni, ma se è una cosa “premeditata”, secondo me allora forse è giusto pagarli al disegnatore. Ovviamente diverso è il discorso nel caso in cui si venda in seguito, quando, come avviene anche con le pagine acquistate, si cambia idea.

Voi cosa ne pensate?