EVA KANT: Cinquant’anni da complice

coverLa tappa romana della stupenda mostra Eva Kant Cinquant’anni da complice si tiene alla galleria CArt fino al 27 luglio.

La mostra, interamente realizzata dalla Astorina, si compone di numerose teche che contengono oggetti interessanti, gadget e, naturalmente, tavole originali!

Mercoledì 17 luglio scorso, è intervenuto Mario Gomboli, attuale direttore della casa editrice di Diabolik, Eva Kant & C.

Ne abbiamo approfittato per fargli qualche domanda…

OLYMPUS DIGITAL CAMERACome è evoluto nel tempo il rapporto della Astorina nei confronti degli autori per quanto riguarda le tavole originali?

Allora, devi pensare che 50 anni fa, quando è partito Diabolik, non c’erano gli strumenti per conservare un’immagine come adesso, cioè gli stamponi venivano fatti, ma avevano un costo comunque alto, non c’erano i computer, non c’erano gli scanner; le pellicole venivano conservate; adesso che ogni tanto dobbiamo tirar fuori le pellicole quando ci manca qualcosa, sono diventate dei mattoni, sono incollate insieme.

E quindi, per tradizione, le sorelle Giussani hanno sempre voluto trattenere tutte le tavole originali: pagavano bene ma le tavole erano loro. Anche perché sin dagli inizi Diabolik non è mai stato disegnato da una persona sola: la tradizione di avere le matite di qualcuno e le chine di qualcun altro data dalla fine degli anni sessanta; anche prima lo stesso Facciolo aveva tutta una schiera di collaboratori, pensiamo che usciva ogni quindici giorni, Diabolik: nessuno è in grado di fare 120 tavole in 15 giorni; quindi anche se lui era il capocommessa, diciamo, aveva una schiera di aiutanti, e quindi diventava anche difficile stabilire di chi fossero fisicamente quelle tavole.

Gli occhi ritoccati direttamente sull'originale per le ristampe

Diabolik n 3: gli occhi ritoccati direttamente sull’originale per le ristampe

Inoltre, ribadisco, le Giussani le volevano tenere per un discorso di riproducibilià; avevano intuito subito che si poteva riciclare Diabolik più e più volte.

Come dico sempre Diabolik è come il maiale: non si butta via niente! :-)

Questa tradizione è rimasta ancora oggi.

Tolte rare eccezioni, che sono essenzialmente legate al fatto di poter abbassare i costi, Palumbo per esempio, noi continuiamo nella filosofia di pagare bene ma tenere tutto.

Anche perché in realtà  Diabolik è un’opera collettiva; cioè non è un prodotto autoriale. Senti la mano di Zaniboni dietro alle matite inchiostrate da Cubbino (che secondo me era il migliore degli inchiostratori di Zaniboni nella storia), ma anche da Facciolo, da Coretti, che era un altro che ha inchiostrato molto Zaniboni. Per cui hai un matitista e un inchiostratore. Poi i retini. I retini in Diabolik sono fondamentali e venivano messi da una terza persona. Molte tavole venivano rifatte all’interno della redazione, da Fiumali o da Paludetti, e sempre per il discorso che non c’erano i computer, non è che rimandavi indietro il file e te lo correggevano. Spesso – ad esempio Zaniboni stava a Torino – quindi se una tavola non andava bene veniva ridisegnata da qualcun altro. Diventava impossibile, o perlomeno molto complesso attribuire una paternità  all’operazione e, per filosofia, le Giussani hanno sempre scelto di pagare meglio ma trattenere gli originali e quindi noi abbiamo gli originali di quasi tutto.

Dei primi numeri abbiamo tutto!

Tolte poche tavole che sono andate perse, alcune rubate alle mostre, alcune le Giussani forse le han regalate, forse un centinaio… però diciamo che abbiamo il 99% del materiale.

Mario Gomboli e Laura Scarpa

Mario Gomboli e Laura Scarpa

E’ cambiato tutto quando è arrivata l’elettronica. Perché ad esempio Facciolo lavora con l’elettronica, nel senso che lui fa i disegni, ma li mette in scanner, poi li rinifisce Tani. Quindi gli originali non esistono più: gli originali come quelli che puoi vedere in questa mostra. E quindi non ha neanche senso tenerli. In altri casi invece continuiamo a raccoglierli, abbiamo un caveau blindato, con dentro degli armadi a prova di fuoco, di ladro o di allagamento…

…A prova di Diabolik :-)

…dove è conservato tutto, e in occasioni come queste mandiamo qualcuno giù in cantina – perché sta sotto l’Astorina questo box – con le doppie chiavi apriamo, come fosse una cassaforte, prendiamo il faldone – perché tutto è conservato in faldoni – con le copertine piegate a metà  perché non ci stavano nei faldoni, cosa che mi fa impazzire perché come avete visto forse in qualche originale – allora torno a dire non c’erano i computer, non c’era fotocomposizione – i titoli se vedete sono fatti con delle letterine fotocopiate e incollate l’una vicino all’altra da Brenno che era un certosino in questo. Brenno poverino se ne è andato, ma lui fino alla fine se tu dicevi la parola computer tirava fuori il crocifisso, gli faceva paura. Quando sono arrivato io e gli ho detto: ma scusa, ti piace questo carattere, lo facciamo prima e poi ce lo stampiamo col computer, e mi ha guardato un po’ storto.

Vedi anche qui il fatto che anche le fotocopie, molto presenti ovviamente, la testata era fotocopiata, all’epoca le fotocopie, mica come adesso, a getto di inchiostro, le fotocopie si facevan con l’acido, positivo e negativo, passato attraverso i rulli e quindi ingialliscono col tempo, ma fa parte anche del fascino di questi originali.

Infatti prima qualcuno mi diceva: perché non li fate restaurare? Ma perché secondo me sono più belli così!

La Astorina non ha mai venduto originali nella storia; l’Angela mai, non è che fosse di braccio corto, anzi una persona generosissima per mille versi, ma sugli originali non mollava, mentre Luciana era più generosa, e quindi qualche originale l’ha regalato. Io seguo la tradizione di non regalare niente. L’unica eccezione che ho fatto è stata per Zaniboni, per festeggiare non ricordo se il suo centesimo episodio o qualcosa del genere, gli ho regalato la copertina originale del primo albo che ha fatto per Diabolik!

Che ha fatto interamente lui?

Lui, matita e china. Però è un’eccezione. Di norma gli originali non escono.

Un’altra domanda: sempre parlando di originali, il tuo rapporto da editore – noi qua siamo quasi fanatici…

Io ho comprato delle tavole originali!

Di cosa?

Non te lo dico. Ho comprato degli originali, trovo che siamo affascinanti. Mi affascinano soprattutto quelli di certi autori, in cui si sente la manualità: mi piace che ci siano le correzioni.

E poi sono un grande estimatore delle matite. Io adoro le matite, quando Palumbo mi ha regalato le matite originali di due copertine del Grande Diabolik fatte da lui, quella di Eva e quella di Diabolik, beh, insomma, mi è venuta la pelle d’oca.

Se potessi… Non so se hai visto quel volume che ho fatto “Una maga di nome Sibilla”, 240 tavole a matita; quella era un’idea mia, perché mi piacevan troppo le matite di Zaniboni, che non dico vengono stuprate, perché ovviamente… però vengono cancellate, fisicamente qualcuno le cancella perché la china viene fatta sopra, e questo mi ha sempre fatto venire uno sfruguglione allo stomaco. E quindi cosa ho fatto: senza dirlo a Zaniboni, perché questo è molto importante, ho fotoeditato le sue matite prima di passarle a Montorio che poi le ha inchiostrate e questo dà l’idea di come Zaniboni faccia le matite, del livello di precisione, perché se glielo avessi detto, forse le avrebbe curate un po’ di più ma sarebbero diventate più fredde, e invece hanno una freschezza…

Quel libro là sono orgogliosissimo di averlo pubblicato, non gliene è fregato niente a nessuno, non ha venduto una copia in più degli altri della collana, non ha avuto recensioni, niente, proprio zero.

Ma io faccio ogni tanto queste cose per divertirmi. Voglio dire: a me piace fare Diabolik, scrivere i soggetti soprattutto, il resto è mestiere, ma scrivere i soggetti continua a piacermi molto; però sono quarant’anni, tra poco vado in giro tutto nudo dipinto di nero a parte gli occhi con il pugnale in mano, capisci! :-)

E infatti DK è nato così, DK è nato perché volevo divertirmi, volevo fare una storia breve con un Diabolik diverso, ultimate. Poi la cosa mi ha preso un po’ la mano…

E qui sfumiamo perché perché il discorso si allontana dalle tavole originali. E come sempre si finisce con un buon brindisi…