Qui e “altrove”, Magnus è sempre un genio!

coverdi giovemarti

Certe mostre fanno la differenza.

Tutte le mostre di tavole originali contribuiscono a creare una maggiore consapevolezza che comprenda il fumetto e i suoi maestri nella cultura alta, nella storia dell’arte tout court.

Ma certe mostre fanno la differenza.

Per la caratura dell’artista, per il contesto, per la cura di un percorso espositivo, per la scelta delle opere, per la presentazione di tutto questo in un libro catalogo.

ALR_0531Siamo andati a visitare la mostra Magnus e l’altrove. Favole, Oriente, Leggende alla Fondazione del Monte nel centro di Bologna (fino al 6 gennaio 2016) e possiamo affermare senza incertezze che si tratta di una mostra paradigmatica di come vorremmo che ogni mostra (non solo di fumetto) fosse fatta.

Velocemente i motivi principali: il punto di vista, la selezione (quando allo stordimento della quantità si preferisce la ricchezza della qualità), l’allestimento, la pubblicazione di pregio.

Questa mostra fa centro in tutti i bersagli ed è un grande piacere personale che il protagonista sia Magnus, uno dei massimi artisti del fumetto italiano di tutti i tempi.

ALR_0707Prima di tutto lo splendido lavoro dei due curatori Michele Masini e Luca Baldazzi nell’individuare un tema specifico, un punto di vista forte, per condurre il visitatore nel mondo dell’arte di Magnus.

L’altrove del titolo è nel tempo e nello spazio.

Il primo fattore, temporale, è rappresentato dalle tempere ritrovate del periodo Malipiero, quando Roberto Raviola disegnò (a ventiquattro anni!) meravigliose e coloratissime illustrazioni per il Mago di Oz, per le Fiabe della collana Il cantastorie delle regioni d’Italia e per Le mille e una notte.

Una mostra nella mostra: opere mai esposte prima, che arricchiscono la conoscenza e il valore artistico di Magnus in modo determinante.

Sono fantastiche (in tutti i sensi), da studiare nei dettagli una ad una.

Quello che colpisce, vedendole ora, dopo che la carriera di Magnus si è compiuta, è ritrovare già moltissimi elementi della sua personalità.

Anche qui Magnus si ritrae, anche qui inserisce la propria ironia. Troviamo nei gesti dei personaggi la sua umanità, ma anche la sua visione grottesca, realistica, consapevole e beffarda.

DSC_0648Sottolineo ‘anche qui’ non solo perché si tratta di opere giovanili, ma perché i soggetti, le Favole, potrebbero far pensare a una lontananza dell’artista dai contenuti.

E invece Magnus c’è, tantissimo, fortissimo.

Basti guardare quel vecchietto con la barba bianca che ci corre incontro in una delle illustrazioni: lo sguardo, le gambe, la ‘recitazione’!

Quanto è Magnus!

E che emozione sentirlo così forte!

ParolaDiMagnusMagnus come tutti i grandi artisti è sempre contemporaneo, non smette di parlarci e per questo ci commuove.

L’altrove è anche nello spazio, nelle altre due sale, dove la ‘letteratura’ dei fumetti di Magnus ci porta in Oriente (seconda sezione della mostra), con le tavole delle due storie cinesi I briganti e Le 110 pillole.

ALR_0560Ma anche sul vicino Appennino: le Leggende che Magnus racconta, quelle delle Femmine incantate e delle storie del Lunario risentono tanto del paesaggio e del folklore della valle del Santerno.

DSC_0596DSC_0638In una tavola Magnus inserisce una foto dell’Appennino che farà da modello per una vignetta in una tavola successiva.

DSC_0585Castel del Rio è stato l’altrove per Magnus, un ultimo rifugio, un luogo definitivo di concentrazione e creazione artistica, molto presente nello stile e nei contenuti delle opere concepite in quei posti, dalle Femmine incantate fino al Texone.

Le tavole di quest’ultima sezione, come sempre scelte con cura, presentano molte scene di paesaggio, come protagonista assoluto o come momento arioso di una singola vignetta inserita in una tavola più articolata.

Che emozione vedere gli originali dei Briganti, un capolavoro incompiuto solo narrativamente, perché ogni tavola è compiuta e basta a se stessa, ogni inquadratura, ogni vignetta è di altissimo livello.

A fianco delle tavole anche gli studi per scene e personaggi, dove è ben visibile il lavoro straordinario che Magnus fa soprattutto sulle luci, sulla massima espressività del bianco e nero.

Le tavole delle 110 pillole e delle Femmine incantate invece mostrano il ‘cesello’ dell’ultimo Magnus, la cura per ogni dettaglio, lo studio sulla composizione dell’immagine, l’attenzione per il tratto.

Sublimi.

Chiudo segnalando cinque personalissime chicche in mostra, come una corona di ciliegine sulla torta:

1. “L’orribile sabba”.

In mostra c’è il primo lavoro professionale pubblicato di Magnus, una bellissima tempera che rappresenta un girotondo di animaletti. Sono intorno al fuoco sotto la luna piena. Questo turbò l’editore che la ritenne troppo cupa per i bimbi e la tolse dalla copertina nascondendola nei risguardi. Magnus con ironia la definì ‘l’orribile sabba che spaventò l’editore’. Guardate e ridete anche voi.

DSC_0631

2. Le firme.

Magnus era consapevole del proprio genio non a caso si firmava ‘Magnus Pictor Fecit’. Ma nel corso degli anni utilizzò molte firme diverse, un gioco divertente che non abbandonò mai, come l’autoritratto. In mostra un fantastico pannello le ripropone tutte!

firmeSono convinto che nonostante la consapevolezza del suo talento, Magnus probabilmente non si sarebbe immaginato una mostra come questa, nel centro della sua Bologna, nello splendido palazzo di una Fondazione illustre: una consacrazione ufficiale per chi in fondo ha sempre fatto scelte difficili e che l’ultima parte della sua vita l’ha voluta vivere fuori dal mondo volontariamente, ma immerso nella sua arte.

3. Il video.

In mostra è presente un video registrato a Treviso Comics nel marzo del 1995. Un video finora inedito in cui Magnus parla di sé e del fumetto, alla presenza di Moebius! Formidabile. Ma perché diavolo non eravamo a Treviso nel ’95???

4. L’allestimento.

Una prima stanza tutta bianca per evidenziare i colori delle tempere e due sale tutte nere per incastonare le tavole dei fumetti successivi. Una serie di scritte per indicare il percorso, pochi pannelli molto chiari, luci ‘spot’ che inquadrano il nome dell’artista, ma anche dettagli ingranditi della sua arte. Un allestimento di grande gusto che impreziosisce ulteriormente la proposta espositiva.

5. Il libro.

Pubblicato da Alessandro Editore, il volume Magnus prima di Magnus. Gli anni dell’apprendistato di un maestro del fumetto non è solo il catalogo della mostra, è una pubblicazione che raccoglie molte illustrazioni inedite, foto, documenti, immagini finora mai viste e saggi sui primi anni della carriera del giovane Roberto Raviola.

MagnusPrimaDiMagnusInfine segnalo il film Ho conosciuto Magnus, diretto e scritto da Paolo “Fiore” Angelini, che purtroppo non ho ancora visto, ma che completa il progetto di mostra-libro-film rendendo questo omaggio a Magnus (a vent’anni dalla scomparsa) davvero speciale.

HoConosciutoMagnusFoto di giovemarti e MM.